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venerdì 29 settembre 2017

La Malva

La pianta "capace di ammorbidire"




















Proprietà e controindicazioni


Marmaredda, marmara,pramutza, marmarutza, la malva è una delle piante più facilmente reperibili in Sardegna. Il suo nome viene dal latino mollire, ossia "capace di ammorbidire"; e concorda anche con il termine greco malachè, che vuol dire "rendere morbido".
Se ne trovano di diverse specie con proprietà simili nelle campagne, nei boschi e nei giardini; ed è facile vedere i bambini che mangiano quelle specie di "tortine" che si creano quando il fiore si secca. Si usano soprattutto fiori e foglie, raccolti in giugno e luglio e lasciati seccare al sole.

La malva si assume prevalentemente tramite infuso, come antinfiammatorio ed emolliente delle mucose. Per questo motivo è particolarmente utile in caso di tosse, mal di gola, faringite e laringite, ma anche come gastroprotettore e contro il mal di stomaco.
Questa pianta è utile anche per lenire le infiammazioni dell'intestino e come regolatore in caso di stitichezza.
L'infuso è utile anche come collutorio, in caso di gengiviti, ascessi e stomatiti.

Se durante una gita in campagna si viene punti da un insetto, si può alleviare il dolore spremendo una foglia di malva sulla puntura.

Ma la malva ha anche proprietà idratanti, per questo motivo è bene aggiungere circa tre litri di decotto all'acqua della vasca da bagno.

Il decotto, filtrato, è utile come lavanda per lenire infiammazioni vaginali.

Le foglie di malva, inoltre, possono essere usate come ingrediente per le zuppe, per poter usufruire delle sue proprietà in modo gustoso.

Non risultano particolari controindicazioni per l'uso della malva, tanto che viene utilizzata anche in gravidanza. Gli unici problemi possono derivare da eventuali allergie ai principi attivi.

mercoledì 29 giugno 2016

Il Lentischio

Una pianta mediterranea


Il lentischio (Pistacia Lentiscus) è uno degli arbusti più diffusi della macchia mediterranea, facilmente riconoscibile quando ha le sue caratteristiche bacche rosse. Si trova facilmente nei territori fino a 800m sul livello del mare e può arrivare ad un'altezza di ben 5m. La sua diffusione è dovuta anche al fatto che si tratta di una di quelle piante della macchia mediterranea particolarmente resistenti agli incendi. Fiorisce in primavera e le sue bacche, dal forte profumo balsamico, arrivano a maturazione in tarda estate. Da queste bacche si estrae un olio attualmente utilizzato soprattutto a livello cosmetico, ma in passato veniva utilizzato a scopo alimentare cuocendolo insieme a pane e fichi secchi oppure come olio per friggere, sebbene il suo sapore sia amaro. L'olio veniva utilizzato anche nella produzione di saponi e in sostituzione dell'olio d'oliva per l'illuminazione. Il suo utilizzo ha, in realtà, origini molto remote: Plinio il Vecchio, ad esempio, ne suggeriva l'uso a chi desiderava tingersi i capelli di rosso, ma il lentischio veniva utilizzato anche per la cicatrizzazione delle ferite, delle ulcere gastriche,per la pulizia della pelle ed il trattamento di affezioni alle vie respiratorie.

L'ultima domenica di maggio, ad Escalaplano, si tiene la sagra dell'olio di lentischio; qui resistono ancora la raccolta delle bacche e l'estrazione dell'olio con le tecniche artigianali tradizionali. 
Il nome più diffuso in Sardegna è chessa, ma ve ne sono altri a seconda che si faccia riferimento alla pianta o al frutto: moddizza, moddissi, moddizzi, chessedda (con diverse varianti grafiche a seconda della zona) sono riferiti alla pianta; listincu, listinchinu, ollestincu, stincu sono riferiti al frutto.


Uso e proprietà

Di questo arbusto non si butta via niente: il legno si usa nella produzione del carbone vegetale e negli intarsi; dal tronco si estrae la resina utilizzata per le vernici e i restauri, per la produzione di chewing- gum, mastice per dentiere e paste per otturazioni; foglie e corteccia vengono utilizzate nella lavorazione del pellame e dalle bacche si estrae l'olio. I rametti, inoltre, si utilizzavano nella produzione di cestini e nasse da pesca.
Il lentischio ha proprietà balsamiche, diuretiche, astringenti, emostatiche, facilita la cicatrizzazione delle ferite e viene utilizzato in infuso, olio, resina.
Le sue proprietà lenitive ed emollienti lo rendono particolarmente adatto alla cura delle pelli sensibili e viene tuttora impiegato nella cura di tosse e raffreddori.
Un ulteriore uso è quello di mettere le foglie più giovani nelle scarpe per impedire la sudorazione eccessiva.

In una terra magica come la Sardegna non poteva mancare l'uso magico della pianta: un rametto posto sulla culla dei neonati o al gioco degli animali aveva il potere di scacciare il malocchio.

venerdì 24 giugno 2016

L' elicriso

Il profumo dell'immortalità



"Semprevivo", "Immortale", sono solo due degli appellativi che si è guadagnato l'elicriso a causa del fatto che i suoi fiori mantengono il loro aspetto anche quando si seccano. E se il suo nome viene dal latino (Elichrysum) e dal greco (Eliochryson), in Sardegna questa pianta ha assunto gli appellativi più disparati: quello di Mortiddus viene proprio dalla sua leggenda di immortalità e dal fatto che veniva deposto sulle tombe dei defunti. Per la sua utilità nell'accendere il fuoco viene chiamato Alluefogu e, poiché veniva usato anche per bruciare le setole del maiale abbattuto, viene chiamato Uscradinu.
L'elicriso, per altro, sta tra il sacro ed il profano: si chiama anche frore de Santa Maria perché veniva usato nelle ghirlande da porre sulle statue della Madonna e frore de Santu Juanne per il suo utilizzo legato ai rituali del fuoco durante la festività di San Giovanni. In alcune zone della Sardegna, infatti, si usava mettere rametti di elicriso in numero dispari nell'Acqua di San Giovanni, s'akua 'e fragusu, per poi lavarsi il viso la mattina dopo, mentre un mazzetto di questa pianta bruciato alla festa del Santo permetteva di conquistare la persona amata.
Il suo profumo è facilmente riconoscibile per chi vive in Sardegna: è quello che somiglia alla liquirizia e che si sente in prossimità di una spiaggia o in zone con molta macchia mediterranea.

Uso e proprietà

Ai tempi di Plinio, le donne usavano l'elicriso per regolarizzare il ciclo mestruale, ed oggi sono note le sue proprietà emollienti, fotoprotettive, antinfiammatorie, antiallergiche e balsamiche. Non è un caso, infatti, che si usi anche per fare i fumenti. 
In olio o crema, l'elicriso è utile in caso di scottature solari, ustioni, geloni, bronchiti e sindromi allergiche. Sulla pelle è utile contro ematomi, eczemi, acne, smagliature ed invecchiamento cutaneo.
In essenza stimola il fegato, il pancreas, l'apparato respiratorio ed aiuta in caso di affaticamento nervoso.
Non sono note controindicazioni, ma chi è ipersensibile può sviluppare un'allergia alla pianta.